Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/319

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TERZO 1533 si è cominciato a vederne alcune copie separatamente, c a me fra gli altri è riuscito di averla. Finalmente alcuni frammenti della Vita di Dante, clic scritta avea Giammario, sono stali pubblicali dall’abate Melius (praef. cui Vit. Divitis, ec. per Jann. Manert.) e dal can. Bandini (Cat. Codd. lat. Bibl. Laur. t. 2, p. 708, ec.). Nè dee tacersi un raro pregio di questo scrittore, di cui ci ha lasciata memoria Giglio Gregorio Giraldi, il qual dice di averlo udito da Ciro fratello di Giammario; cioè che trovandosi egli talvolta in un consesso di ben cento persone, e essendogli da ciascheduno proposto un argomento su cui verseggiare, egli rispondeva a tutti sul campo con quell’ordine stesso con cui era stato interrogato. Aggiugne però il Giraldi, ch’ egli ottenne più fama co versi detti all’improvviso che co composti (De Poet. suor. temp. dial. 1). E in fatti la fretta con cui il Filelfo scrivea, ne ha rendute le opere poco eleganti, e troppo inferiori a quelle di molti altri scrittori di questi tempi. XXVIII. Il lungo soggiorno che Francesco Filelfo fece in Milano, e la premura di que’ duchi in ritenerlo, ci fan vedere che in gran pregio erano in quella città gli studj della’ eloquenza. In fatti grande è la copia de’ celebri professori che in essa ne troviamo nel corso di questo secolo; e io accennerò qui in breve le principali notizie intorno ad essi, seguendo la sicura scorta del sopraddetto dott Sassi che con ammirabile esattezza ha illustrata la storia letteraria della sua patria de’ tempi di cui parliamo. Quel Bonino Mombrizio, di cui nbbiam