Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/328

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LIBRO gli scrive non doversi alcun vergognare di essere uscito da ignobil famiglia e da piccol villaggio, come a lui era accaduto. Ch’ ei fosse scelto professor di eloquenza, l’ abbiam già veduto parlando di Guiniforte Barzizza; e che in quest’arte egli avesse fatto studio, cel mostrano ancora e il suo libro De Imitatione Eloquentiae, e altre sue opere in prosa e in versi, che conservansi manoscritte, e si annoverano dal suddetto Argelati (a). Ei volle ancora riprendere parecchi passi deli1 Eleganze del Valla, il quale perciò gli rispose con un1 amara Invettiva che si ha alle stampe. Ebbe ancor briglie con Antonio Panormita, perchè a ragione avea riprese le oscenità dell’ Ermafrodito di questo scrittore. Abbiamo in alcune edizioni di Lattanzio un catalogo di errori eli’ egli pretese di scoprire e di correggere in esso. Ma di ciò ei fu acremente ripreso da Francesco Filelfo in una sua lettera (/. 5, ep. 20), e un certo frate Adamo da Genova gli rispose pure con un pungente epigramma che suole andare unito alle stesse edizioni. Qui finalmente deesi aggiugnere tra’ professori d’eloquenza, che in Milano ebber (a) Nella Laurenziana conservansi alcune poesie latine di Antonio da Ro, e nel medesimo codice altre se ne contengono di Mala testa Ariosto, di Marrasio siciliano, di Maffeo Vegio, di Jacopo Pesaro, del Pororcelli, del I’anorinita, ec. (Cat. Codd. lat. Bibl. Laur. t. 3, p. 806, ec.); e molte altre poesie trovansi o accennate, o riferite nello stesso Catalogo, i cui autori potrebbono qui aver luogo, se di tutti i poeti, de’ quali in questo e nel seguente secolo fu infinito il numero in Italia, io dovessi parlare.