Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/334

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1548 LIBRO accuse più volle Lorenzo prolesta di falsità e d1impostura (/. di. p. 351, ec., 629, ec.), negando apertamente la prima, e per riguardo alla seconda confessando bensì ch" ei disse un giorno contro la rozzezza e la barbarie dello stile di Bartolo, ma che la contesa nata perciò fu solo tra l rettor de legisti e quel de filosofi, aggiugnendo che il Panormita fin d’ allora gli si era dichiarato nimico. Quanto si trattenesse il Valla in Pavia, nè egli cel dice, nè io posso raccoglierlo altronde. Ma è probabile che la peste, la quale nello stesso anno 1431 fece sì grande strage in Pavia, e costrinse a fuggirne gli scolari non meno che i professori, come narra il sopraccitato poeta astigiano (l. c. p. 1014), ne costringesse a partire anche il Valla (a). 11 Vigerino nell Elogio da noi già mentovato, nominando le città nelle quali Lorenzo fu professore, annovera, oltre Pavia, Milano e Genova ancora. Di queste due città non trovo menzione alcuna nell opere del Valla, trattone il cenno ch’ ei fa una volta di aver parlato in Milano con Rafaello Adorno professor di legge in Pavia, e poscia doge di Genova (Op. p. 462). Ben veggo ch egli accenna di essere stato in Firenze, mentre eravi anche Antonio Panormita (ib. p. 620); ma non ci .spiega s'ei vi fosse pubblico professore, o per altra occasione. Così ci conviene restare incerti (n) Se la peste costrinse il Valla a partir dn Pavia nel 1431, convien dire eli’ci poscia vi facesse ritorno; perciocché egli vi era nel marzo del Q33, come ci mostra lo strumento indicalo poc' anzi.