Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/335

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TERZO l549 di ciò che ii Valla facesse nel corso di alcuni anni. Ma questo fu il tempo probabilmente in cui Lorenzo cominciò ad essere conosciuto da Alfonso re di Napoli, e a seguir questo sovrano nelle diverse guerre e nelle varie vicende ch’ebbe dall’an 1435 fino al 1442 in cui, espugnata la capitale, rimase padrone del regno. Così sembra raccogliersi dal seguente passo del Valla: Quid mendacius, quam ne* gare me navigasse, qui Venetias mari circumfluas, qui insulam Siciliam adii, qui non semel oram Etnisca ni Ligtis/jrarnqtie sani praetervectus, qui pugnis navalibus ad Insulam Inariam et alibi interfui non sine vitae periculo? negare me eli ani militiarn exportmn, et nudum conspexisse ensem, qui tot expeditionum clarissimi Regis Alphonsi comes fui; ac tot praelia vidi, in quibus de salute quoque mea agebatur, qui denique Salerni pro incolumitate Monas ferii, cui germanus.... praeerat, fortissime dimicavi, locumque tutatus sum (Op. p. 273)? E altrove ancora più chiaramente afferma che, prima dell’ espugnazione di Napoli, trovandosi egli colla corte in Gaeta (a), Antonio Panormita gli si era ivi dichiarato nimico: Et antequam fi ex expugnitret iVcapolini, fuii illc mifii inimicissimus jam inde a Cajeta (ib. p. 342). Ma breve fu il soggiorno del Valla presso il re Alfonso, e dopo il concilio (a) In (Ineta trovimi il Valla l'anno 14 IH, come si raccoglie ila una lettera ili esso ai] Arnoldo Srvolln sciatta da quella citta, l ite leggeri in alcune «linoni delle Favole di Esopo