Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/337

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TERZO I55I dice, sei anni prima, cioè nel 1435. Soggiugne poscia il Cortese, che Eugenio IV, avuto avviso del libro che si scriveva dal Valla, ne consultò i cardinali, i quali dissero che conveniva far ricercar del fatto e punire il Valla, se fosse reo; e che questi allora fuggito segretamente andossene ad Ostia, poscia a Napoli, e finalmente a Barcellona: An vero occulta est fuga illa tua? Tunc cum dissimulato habitu Ostiam primo, deinde Neapolim, postremo Barchinonem aufugisti, ec. il Valla, fuggito da Roma, volle difendersi, e inviò un’Apologia ad Eugenio IV, che abbiam alle stampe tra le sue opere. In essa ei non fa motto del suo libro sulla Donazione di Costantino, forse perchè non essendo ancor divolgato, gli parve che non fosse su ciò luogo a legittima scusa. Ei difende in essa singolarmente i suoi libri intorno al piacere e al vero bene, e la sua Dialettica, pei’ quali ancora convien dire ch ei fosse accusato. Pare innoltre che gli fosse imputato a delitto l’ aver parlato in favor del sinodo di Basilea; perciocchè il Rinaldi cita un orazion da lui detta in lode di Eugenio, in cui Lorenzo di ciò si scusa (Ann. eccl. ad an. 1446, n. 9). Ma non avendo io veduta questa orazione, non so quando, o a qual occasione da lui fosse detta. Or tornando all’ Apologia, in essa dice Lorenzo (Op. p. 797), ch’egli temendo una sollevazion popolare, avea creduto necessario il porsi in salvo; che un ottimo re (cioè il re Alfonso) avealo amorevolmente accolto; e che questi, chiamati a sè coloro da’ quali era stato accusato, aveagli