Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/345

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TERZO *559 dovea, alla clemenza e alla bontà del pontefice perciocchè destinato da lui insieme con altri uomini dotti a raccogliere e a ripulire le Bolle antiche de’ l’api, ei di questa occasione si valse per finire il suo libro già cominciato più anni addietro della Donazione di Costantino: Concisis omnibus, dice il Cortese, fidei, pietatis modestiae, humanitatis vinculis, orationem hanc, quam in Eugenium exorsus J'ueras, in Nicolaum perfecisti, et quem patris loco colere debueras, insolentissima es petulantia insectatus. Ciò non ostante, o il libro del Valla non si divulgasse allor molto, o il pontefice con singolare clemenza gli perdonasse, non troviamo ch’egli perciò sostenesse disastro alcuno, o che fosse costretto a partire da Roma. Gioviano l’ontano racconta che negli ultimi anni di sua vita essendo il Valla venuto a Napoli per visitare il re Alfonso (nella quale occasione dice il l’ontano stesso che’ egli allor giovinetto ebbe il piacer di conoscerlo, e di trattare con lui), il re esortollo a recar parimente in latino la Storia d’Erodoto; e che essendovisi egli accinto, sopraggiunto da morte non potè condurla a fine (inter ejus Op. ed. Ven. i5o8, p. 298). Conv ieri però dire che qualche parte ei ne offerisse ad Alfonso; perciocchè il Fazio racconta che n ebbe da lui in dono somma non piccola di denaro (De Viris ill. p. a3) (a). Abbiaci (a) Par nondimeno, checchè ne dica il Pontano, che il Valla conducesse a fine la sua versione di Erodoto, benchè non fosse pubblicata che più anni dopo la morte di esso, (Certo nella prima edizione fattane in Venezia nel 147-4 » 0 nella seconda fattane in Roma l