Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/347

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TERZO l56l sta dedica dovette l'arsi probabilmente da chi condusse a fine la traduzione; perciocchè il Valla, benchè fosse già morto Niccolò V, pose nondimeno innanzi ai’ libri da sè tradotti il nome di questo pontefice suo mecenate e benefattore. XXXVNL Ciò che finora abbiam detto del Valla, ce ne scuopre abbastanza il carattere, e ce lo mostra uomo di’indole risentita ed altera, che soffrir non voleva uguali, o vicini, e che non sapea perdonare a chiunque ardisse di sentire diversamente da lui; e un’altra pruova ne reca Paolo Cortese, il quale racconta che avendo il Valla da non so qual pontefice ricevuta una negativa, egli sdegnato coi cardinali, forse da lui creduti autori di tal ripulsa, pubblicò contro ciascheduno di essi molti pungenti distici, rimproverando loro gravissimi vizi (De Cardinal. l. 2, p. 88). Ei non ebbe mai moglie, e nondimeno ebbe tre figli. Ed è piacevol cosa il vedere com’egli risponde a Poggio, il quale, benchè tinto della medesima pece, non avea lasciato di rimproverargli tal cosa. Perciocchè egli gli dice (Op. p. 362) che per mostrare che la castità da lui sì lungamente serbata era effetto non di natura, ma di virtù, e insieme per far rivivere in qualche modo la sua ormai estinta famiglia, avea da una giovane zitella avuti tre figli; che questa gli era sempre stata fedele; e che sperava di darle presto marito. Gran lode, conchiude egli parlando della medesima, aver serbata la fede anche a non legittimo marito! Nuova maniera di scusa, per vero dire, e nuovo argomento di lode per lui TlRABOSCUI, Voi. IX. 22