Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/355

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TEMO |5(3;) (P infermità) ci recarono la funesta nuova della sua morte. Questo racconto del Valeriano, a cui certo non si può apporre la taccia d uomo non bene informato, basta a convincer d’errore!’ asserzione del Puccinelli, seguito poscia dalFArgelati e dal Sassi, che afferma (Chron. Coenob. Glaxiat. c. 43) il Valla esser morto in Milano, e il corpo esserne stato sepolto nella chiesa del monastero di S. Pietro in Gessate, a cui egli avea lasciati in dono i suoi libri. Forse così avea ordinato il Valla, ov ei morisse in Milano. Ma essendo morto in Venezia, è probabile che ivi pure fosse sepolto. E forse qui ancora si è preso equivoco con quel Giorgio Vallagussa da noi nominato poc’ anzi. XIJ. Il suddetto Argelati ci ha dato un ampio ed esatto catalogo dell opere di Giorgio, sì di quelle che si hanno alle stampe, come di quelle che sono inedite. Giampietro Valla di lui figliuolo ne pubblicò molte insieme l anno 1501 (cioè un anno o due dopo la morte del padre) colle stampe di Aldo, e dedicolle al sopraddetto Gianjacopo Trivulzi. Il loro titolo è De expectandis et fugiendis rebus; e abbraccian trattati sopra le principali scienze non meno che sopra l’amena letteratura. In essi il Valla si dà a vedere uomo versato in quegli studj di cui ragiona, e ci offre quasi un’ enciclopedia, ristretta però a quel poco che singolarmente nelle scienze filosofiche allor si sapeva. A me dispiace di non aver potuto vedere questa edizione; che forse dalle opere stesse del Valla avrei tratti più lumi ad illustrarne la vita. XII. Sue opere