Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/364

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15^8 LIBRO ciò eli' essi contro di lui ci raccontano: riflessione che sempre dobbiam aver presente all animo nella storia di questo secolo, in cui lo spirito di partito e il furore delle contese giunse al più alto segno a cui giammai l’invidia e la maldicenza lo conducesse. E certo il suddetto Erasmo, che venuto in Italia circa il 1506, conobbe in Padova il Regio, ne parla con molta stima r Patavii neminem vidi celebrerà, prue ter Raphaelern Regium hominem admodum natu grandem, sed cruda viro viridisque senectus. Erat tunc, ut opinor, non minus annis lxx, et tamen nulla fuit hyems tam aspera, quin ille mane hora septima adiret M. Musurum Graece profitentem, qui toto anno vix quatuor intermittebat dies,, quin publice profiteretur. Juvenes hyemis rigorem ferre non poterant; illum senem nec pudor nec hyems abigebat ab auditorio (t. 1, ep. 671). XLV. Giovanni Calfurnio, se crediamo a ciò che ne racconta il Regio nella disputa sopraccitata, era natìo delle montagne di Bergamo, e figliuolo di un carbonaio che lavorava nelle fucine di ferro; donde egli dice che doveva essergli venuto il cognome di Calforno, benchè egli per una cotale affettazione di greco si facesse chiamare e scriver Calphurnius. Leggiadro è il fatto che a questo luogo medesimo il Regio gli rimprovera: Tuo padre, dic egli, desideroso di rivederti, perciocchè sperava che tu esser dovessi il bastone di sua vecchiezza, dalle montagne di Bergamo sen venne a piedi fino a Bologna, ove tu eri pedagogo; e si diè a cercare per ogni parte chi gli sapesse