Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/365

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TERZO |5^g additare maestro 'Zanino, che così in patria tu ti chiamavi. Ma non trovando alcuno che gliene desse contezza, finalmente si avvenne a caso in te stesso; e mentre il povero padre si apparecchiava a stringerti la destra, ed abbracciarti con affetto paterno, tu il rigettasti si brutalmente, che nol volesti pur riconoscer per padre; ed egli nè con preghiere, nè con lusinghe, nè colla interposizione di qualche sacerdote non potè ottenere di parlarti una volta almeno in segreto. Deposta dunque ogni speranza che l'ir felice genitore in te avea riposta, tornossene in patria, ov essendo interrogato da’ suoi vicini, che facesse maestro Zanino, rozzamente si ma graziosamente rispondeva: Che si faccia egli, nol so io già; ma ei non è più Zanino, ma sì Scalfornio, e per verità ch ei mi ha scalforniato; perciocchè i montanari di Bergamo chiamano scalfornie le frodi e gl inganni. È troppo verisimile che questo racconto sia stato o coniato interamente dal Regio, o almeno esagerato di molto. Anzi pare che non gli si possa pure dar fede in ciò che appartiene alla patria di Calfurnio, perciocchè egli è creduto comunemente bresciano, e tale in fatti lo dice il sopraccitato Becichemo, il quale parlando a’ Bresciani lo chiama loro concittadino (ap. Quirin. l. c p. 103): Civem vestrum Joannem Calphurnium: e bresciano pure lo dice Agostino da Olmuz in una sua lettera scritta in Padova nel 1464 (ib. p. 65). Io nondimeno non veggo per qual motivo il Regio volesse farlo credere bergamasco anzi che bresciano \ e se il medesimo Regio era