Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/373

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TERZO I Per qual Uinuccio è quel medesimo probabilmente che viene graziosamente deriso da Ambrogio camaldolese in una sua lettera (l. 8, ep. 28) come un solenne ciarlone, e pieno di vanità e gonfio del suo sapere che pur non era infinito. Ma anche Ognibene non può dirsi il più antico, come ha affermato il P. Angiolgabriello •, perciocché abbiamo già osservato che fin dal 1422 aveale tradotte Ermolao Barbaro. Dice innoltre il suddetto scrittore, che’ ei tradusse le Storie d’Erodiano; del che diremo nel trattare della versione di questo storico, che il Poliziano ci ha data. Abbiamo ancor alle stampe la traduzion da lui fatta del trattato di Senofonte intorno alla Caccia, oltre quella delle Omelie poc'anzi accennate. Molti ancora furono gli autori latini da lui comentati. In Vicenza conservansi in un codice a penna le note da lui scritte sopra le Satire di Persio, a cui si aggiunge il compendio di alcune favole tratte da' libri d’Ovidio dell'Arte di amare. Manoscritti ancora si hanno i suoi Comenti sopra Giovenale, di cui vuolsi che più del dovere si giovasse Giorgio Merula. Dettò innoltre a’ suoi discepoli un Comento sopra Terenzio, e abbiam udito poc’anzi Rafaello Regio rimproverare al Calfurnio, che di essi e di que' di Guarino si fosse ei fatto bello senza ragione. Al qual luogo non so come il P. Angiolgabriello abbia preso per opinione indubitata del card Querini ciò ch ei riporta soltanto colle parole del Regio, cui anzi ha in conto di scrittore calunnioso. Abbiamo alle stampe i Comenti da lui scritti sopra Lucano stampati