Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/384

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l598 LIBRO vita l’impiego di segretario della Signoria, e pel suo sapere non meno che per la sua probità n’ebbe in dono un palazzo nel Casentino. L’an 1497 ottenne dalla Repubblica di essere sollevato dal suo gravoso impiego, rimanendogli però intatto lo stipendio assegnatogli, e ritiratosi poscia a Pratovecchio, ivi tranquillamente tra gli amati suoi studj passò gli ultimi anni di sua vita fino al 1504, in cui diede fine a suoi giorni. La moltitudine e la varietà delle opere che ce ne sono rimaste, basta a farne l’elogio. Tre libri di Poesie latine se ne conservano manoscritti nella Laurenziana in Firenze, e molte di esse ancora han veduta la luce (Carm. ill. Ital. t 5). Dal nome di un’ Alessandra da lui amata, diè loro il nome di Xandra, comecchè molte appartengano a tutt’altro argomento. Benchè il loro stile non sia sempre coltissimo, esse possono nondimeno stare al confronto della maggior parte delle poesie di questi tempi. Non pago di coltivare la poesia, volle ancora illustrare i poeti; e ne abbiamo in pruova i Comenti da lui scritti sopra Virgilio, sopra Orazio e sopra Dante, i quali furono allora stampati più volte, benchè poscia il miglior gusto introdotto gli abbia renduti inutili. Ei tradusse ancora in lingua italiana la Storia naturale di Plinio e la Sforziade di Giovanni Simonetta, le quali versioni parimente si hanno alle stampe. Abbiamo ancora alcune orazioni latine, e altre italiane da lui dette in diverse occasioni, oltre alcune altre che non han mai veduta la luce. Dello studio da lui fatto sulle quistioni della morale filosofia