Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/385

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TERZO *5iW ci fanno testimonianza i Dialogi della nobiltà dell animo, i quattro libri delle Quistioni Camaldolesi ed altri opuscoli, parte stampati, parte inediti, intorno a’ quali e ad altre opere del Landino io rimetto chi legge alla suddetta Vita, ove potrà vedersi ampiamente disteso ciò ch’io qui non ho che leggermente adombrato (a). T.1T Nell1 impiego medesimo della pubblica scuola di amena letteratura sottentrò al Filelfo i Barlolommeo Fonte, di cui prima d’ ogn altro ha illustrata la memoria il ch. ab. Mehus (praef.' ad Epist. Ambr. camald, p. 55), traendone le notizie dalle Lettere di lui medesimo, che non sono mai venute alla luce. Egli era figlio di Gianpietro Fonte, e nacque nel 1445 Istruito prima in Firenze alla scuola di Bernardo Nuzzi professor di’eloquenza, passò in età ancor giovanile a Roma, ov era nel 1461, donde venuto a Ferrara vi si trattenne, non sappiamo a qual titolo. parecchi anni, e sperimentò in se stesso gli effetti della liberalità del duca Borso, da cui ebbe distinzioni ed onori. Dopo la morte di Borso, tornato a Firenze, pensava di andarsene in Ungheria alla corte del re Mattia grande protettore de’ letterati; ma mancandogli il denaro perciò necessario, gli fu d’uopo trattenersi in patria, ove, morto l’an 1481 Francesco Filelfo, fu destinato a (a) Il sig. canonico Bandini ha pubblicata una lunghissima lettera latina del Landini diretta a Pietro de’ Medici, in cui ribatte l’accusa che da alcuni venivagli data, di esser detrattore e nimico della memoria di Cario Aretino, a cui anzi protestasi di dovere ogni cosa (Cut. Codd. lai. Bibl. Lattr. t. 3, p. Gt(», ec. J.