Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/395

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ii,n/.u ÌOOCJ di tutti, troppo chiare ne sono le pruove in mille passi dell opere del Poliziano. Il Menckenio si sforza pur di provare (p., ec.) che anche Giovanni, che fu poi papa Leone X, e Giuliano fratelli minori di Pietro fossero scolari del Poliziano. E quanto a Giovanni, egli adduce, a dir vero, la testimonianza di molti scrittori vicini a que’ tempi; ma per altra parte il non trovarsene un sol cenno nell’ Opere del Poliziano non molto riserbato in riferire ciò che tornagli in lode, non lascia di tenerci alquanto dubbiosi. Quanto poi a Giuliano, confessa lo stesso Menckenio, ch’egli era troppo ancora fanciullo, perchè potesse dal Poliziano ricevere se non qualche tenue principio di educazione. LVt Uguali alla stima in cui era il Poliziano, furono gli onori che gli vennero conferiti. Perciocchè egli fu dapprima ascritto nel ruolo de’ cittadini fiorentini, quindi fatto prior secolare della collegiata di S. Paolo, e finalmente canonico della cattedral di Firenze, confusa dal Menckenio (p. 107) colla collegiata suddetta; e ad ottenere cotai dignità non solo prese gli ordini sacri, ma la laurea ancora nel Diritto canonico. Nè furono unicamente gli ecclesiastici onori a’ quali il Poliziano fu sollevato. Ei fu uno degli ambasciadori mandati da’ Fiorentini a fare omaggio al pontefice Innocenzo VIII, eletto nel 1485; nella quale occasione tanto egli insinuossi nella grazia di quel pontefice, che avendogli poi dedicata la sua traduzione d’ Erodiano, n’ ebbe tosto il dono di 200 scudi, accompagnato da un Breve pieno «li Tiraboschi, Voi. IX. 25