Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/396

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1G10 Lii.no sentimenti di stima e d’ affetto. Noi il veggiamo innoltre in commercio di lettere co’ più potenti monarchi e co’ più ragguardevoli signori d’Europa, quai furono il suddetto Giovanni re di Portogallo, Mattia Corvino re d’Ungheria, Lodovico Sforza duca di Milano, i cardinali Jacopo Ammanati e Francesco Piccolomini, e tutti i più dotti uomini di quell età, i quali sembrano gareggiare tra loro nell’esaltare con somme lodi il sapere del Poliziano. Ed egli veramente fu uomo che poteva dirsi a ragione uno de’ più eruditi dell’età sua; poichè oltre le lingue greca, latina e italiana, in cui scriveva con eleganza, era versato ancor nell’ebraica, come da un epigramma della poetessa Alessandra Scala pruova il Menckenio. Riguardo alla greca, le sole traduzioni ch’egli ci ha date, ci mostrano abbastanza quanto l’avesse ei coltivata. La Storia d’Erodiano, l’Enchiridio d’Epitetto, i Problemi fisici di Alessandro di Afrodisia, i Racconti amorosi di Plutarco, il Dialogo di Platone intitolato Carmide, l’opuscolo di S. Atanasio sopra i Salmi, da lui tradotti in prosa, alcune poesie di Mosco, di Callimaco, e di altri poeti greci da lui recate in versi latini, la traduzione parimente che in versi latini egli intraprese, e almeno in parte eseguì, dell’Iliade di Omero, benchè ora nulla ce ne rimanga, e innoltre l’epistole in prosa e gli epigrammi in versi che in questa lingua egli scrisse, saranno un perpetuo monumento dell’indefessa applicazione con cui il Poliziano la coltivò. Che se non mancarono allora e non mancano anche al presente alcuni che nelle traduzioni e nelle cose scritte in greco