Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/397

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


TE11ZO l6l I dal Poliziano trovano errori e difetti, molti ancora vi furono e tuttora vi sono che ne sentono altrimenti) e se non altro, convien confessare, esser cosa per certo maravigliosa che in un tempo in cui appena si cominciava a intendere e a scrivere il greco, e in cui tanti ajuti mancavano per possederlo perfettamente, ei potesse nondimeno giunger tant oltre, e rendersi oggetto di stupore alla maggior parte degli uomini dotti della sua età. Per ciò poi che appartiene alla lingua latina, a conoscere con quale studio il Poliziano la coltivasse, basta leggere i libri da lui pubblicati col titolo di Miscellanee, ne’ quali esamina, rischiara, corregge infiniti passi di scrittori latini j opera di vastissima erudizione, in cui se egli ha commessi più falli (e come era possibile il non commetterne in una tal opera, e scritta a que’ tempi?) ha ancor dato a vedere quanto egli fosse profondamente versato in ogni genere di letteratura. In questa parte però erano già stati molti che l aveano preceduto. Ma nella sceltezza dell espressioni e nell’ eleganza dello stile ei fu uno de’ primi che si accostasse colà ove tan’ altri avean pur cercato in addietro, ma con inutili sforzi, di giugnere. Le Lettere, le Orazioni e le altre opere scritte in prosa, e le Poesie latine del Poliziano si leggono con qualche piacere, e ci par finalmente di vedere in esse cominciare a rivivere l’ antica e maestosa semplicità de’ Romani. Nè minor fama egli ottenne, come si è detto altrove, nella poesia italiana, di cui fu uno dei’ primi ristoratori. A questi piacevoli studj congiunse, come si è accennato,