Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/401

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terzo iGi5 si posson vedere più ampiamente svolte presso il Menckenio; di cui però io non consiglierò alcuno a seguir l opinione, ch’ egli a questo proposito come buon Protestante ci spaccia, intorno all udire la Messa. Finalmente non sol la vita, ma la morte ancora del Poliziano si è voluta da alcuni descrivere come obbrobriosa ed infame, cagionata cioè da disonesta fiamma di amore, ond egli ardeva per un fanciullo. Ella è piacevol! cosa a leggere presso il Menckenio le favole e le sciocchezze che molti scrittori singolarmente francesi ci narrano su questo punto, allegando l’autorità di altri scrittori, i quali pu’e dicon tutt' altro. Paolo Giovio, che del Po'iziano ha fatto un elogio (Elog. c. 28) che dovrebbesi anzi chiamare un libello infamatorio è stato il principal disseminatore di tal calunnia, smentita a lungo dal Menckenio colla test inonianza di altri scrittori assai più degni di fede Alle quali un altra se ne può aggiugnere pubblicata dall’ ab. Mehus (Praef. ad Vit. Ambr camald, p. 88), tratta da una Cronaca manoscritta di Pietro Parenti, che conservasi in Firenze nella libreria del march Gabriello Riccardi, e da cui ricavasi, che ancorchè il Poliziano non fosse in troppo onorevol concetto pe suoi costumi, la morte nondimeno gli fu cagionata da natural malattia insieme e da dolore per l’infelice stato delle cose de’ Medici: Me&er Angiolo Poliziano venuto in subita malattia di febbre, in capo di giorni circa quindici passò di questa vita con tanta infamia e pubblica vituperazione, quanta homo sostener potessi, et per ben mostrare sue forse, la