Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/402

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» Gl G LIBRO fortuna, scudo in lui tante lettere Greche e Latine, tanta cognizione di istorie, vite, e costumi, tanta notizia di Dial'ltica e di Folosofii, insano e fuor di mente nella malattia e al t morte finì, Aggiugnesi a questo, che il disc ■ polo suo Piero de’ Medici stretta pratica col Pontefice teneva di farlo Cardinale, e già impetrato haveva tra i primi, i quali in breve pubblicare si dovevano, alla predetta dignità promoverlo. La vituperazione, sua non tanto dai' suoi vizi procedeva, quanto dalla invidia, in cui venuto era Piero de’ Medici nella nostra Città. Imperocchè el popolo più sostenere non poteva la in fatto sua tirannide, ec. Lo stc$o ab. Mehus ha prodotta una memoria intorno alla morte e alla sepoltura del Poliziano (ib. p..87), scritta da Roberto Ubaldini domenicano, da;cui si raccoglie ch’ei morì con sentimenti d’uomo piamente cristiano; perciocchè dice ch’egli insieme con f Domenico da Pescia dello stesso Ordine avea assistito nell’ultima sua infermità il Poliziano, e che avendo questi desiderato di esser vestito dell’ abito de’ predicatori, egli per comando del celebre F. Girolamo Savonarola vicario generale nel vestì di sua mano, poichè fu morto; che il corpo ne fu quindi portato alla chiesa di S. Marco e posto nel comun cimiterio de’ secolari presso la detta chiesa, finchè quelli che ne avean concepito il pensiero, gli ergessero un onorevol sepolcro; ma che non avendolo essi mai eseguito, ne fu posto il cadavero nel sepolcro comune a quelli che bramavan di averlo nella chiesa medesima. Convien però dire che poscia gli venisse