Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/403

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TERZO 1G17 assegnato sepolcro particolare, che ancor si vede colle iscrizioni riferite dal Menckenio. Morì il Poliziano a’ 24 di settembre del 14y4 > ^uc mesi dopo la morte del suo amicissimo Giovanni Pico. Lo stesso Menckenio, dopo aver ragionato diffusamente della vita di Angiolo, tratta ancora a lungo di ciascheduna delle opere da lui pubblicate, e ne rammenta le diverse edizioni, e tutto ciò che ad esse appartiene. A me basta di averne dato un breve cenno in ciò che ne ho detto poc’ anzi, perchè si vegga quanto la letteratura italiana debba a questo grand’uomo, da cui ella in ogni sua parte ricevette onore e vantaggio grandissimo. LVHI. Io potrei ragionar qui ancora di molti celebri professori di belle lettere ch’ ebbe in questo secolo l università di Bologna, alcuni de’ quali sono stati già nominati nel principio di questo capo. Ma per isfuggire lunghezza, di due soli farò qui breve menzione, cioè di Antonio Urceo soprannomato Codro, e di Filippo Beroaldo detto il vecchio a distinguerlo da un altro più giovane dello stesso nome. Di amendue possiamo facilmente spedirci, perchè non mancano autori che ne abbiano scritto con esattezza. Del Codro scrisse la Vita Bartolommeo Bianchini, che gli era stato scolaro; ed è annessa comunemente all edizione dell’Opere del medesimo Codro. Due altre Vite ne abbiamo recentemente scritte, una dal dottor Antonio Righetti ferrarese, e inserita nel III tomo degli Annali letterarj di’Italia (p. 667) con una lettera del ch. ab Zaccaria sull edizione delle Opere dello stesso autore; 1’ ultra