Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/407

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  • TERZO »Gai

giudizio, per tacer di altri, d’ Angiolo Poliziano il quale gli scrisse, pregandolo a esaminare gli epigrammi greci ed altre opere da sè composte. Aldo Manuzio ancora avealo in molta stima, e dedicogli perciò i due volumi di Lettere greche di diversi antichi scrittori da lui pubblicate l’anno i4ì)9- L’Opere del Codro vennero a luce in Bologna nel 1502, e se ne fecero poscia altre edizioni. Esse contengono le Orazioni e le Lettere scritte in prosa latina, indi le Poesie parimente latine divise in selve, in egloghe e in epigrammi, delle quali Poesie parlando il Giraldi dice ottimamente: carmina illa quidem citra labem, sed, ut mihi quidem videtur, absque venere (Diai. i de Poet suor. temp.). Abbiamo innoltre alle stampe un supplemento da lui fatto all’Aulularia di Plauto. Convien però confessare che cotali opere non corrispondono abbastanza alla stima in che aveasi il Codro mentre vivea, e che la prosa e la poesia di esso è ben lungi dal poter esser proposta come esemplar d’eleganza (*). (*)■ Un diligente estratto dell’Opere di L'rcco Codro colle notizie della vita di questo autore da esse raccolto leggesi nel t. 1, par. 2, p. 259-336 delle Me moire i Litléraires de Themiseul de S. Hyacinthe stampate all’Aia nel 1716. Vuolsi qui ricordare un piacevole aneddoto e un grave errore in cui è caduto M. de Voltaire, di cui io debbo la notizia all’ eruditiss M. Mercier da me altre volte lodato. Nel 1760 alla tavola del duca de la Valiere disputavasi tra alcuni eruditi, se fosse possibile il dire modestamente in francese, e in modo che anche le più oneste dame non se ne potessero offendere, qualunque cosa per se stessa indecente; e sostenendosi questa opinione dal duca, un di essi recogli il