Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/410

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1624 LIBRO scuola da lui tenuta, vi fu ricevuto con incredibile allegrezza, e per soddisfare al desiderio de’ Milanesi, dovette recitare innanzi a un ragguardevole consesso una delle sue lezioni. In Bologna ripigliò gli esercizj scolastici, e alzò in essi tal grido, che giunse ad avere fino a seicento scolari. Agli studj delle lettere umane congiunse i più serj ancora della filosofia, della medicina e della giurisprudenza; nè si sottrasse dagli onorevoli impieghi che dalla patria gli furono confidati, e da qualche illustre ambasciata a cui fu trascelto. Ma fra le continue fatiche di un indefesso studio e dell’ adempimento de’ suoi doveri, egli era uomo piacevole e lieto, e più ancora che non bisognava amante del giuoco e di altri solazzi; finchè per secondare i • desiderii della madre, presa nell’an 1498 a moglie Cammilla di Vincenzo Paleotti, cambiò allora costumi, e visse come ad onesto e saggio uom si conviene. Ei fu ancora nimico comunemente di contese e di brighe, e mantennesi perciò amico di quasi tutti i letterati di quell’ età. Quindi Matteo Bosso ne loda molto la cortesia e la facilità con cui senza alcun sentimento d’invidia solea lodar le altrui opere (Epist. sec. XCVII). Convien però eccettuarne Rafaello Regio e Giorgio Merula, de’ quali fu non troppo mite avversario. La debolezza di sua complessione il condusse a immatura morte nel 1505, a’ 17 di luglio in età di poco oltre a’ 51 anni, e fu con magnifica pompa sepolto nella chiesa della Nunziata, donde poi per rumori di guerra fu trasferito a quella di S. Martino. Io non farò qui il