Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/419

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TF.tlZO lGj3 lrov.ansi in alcuni codici non poche poesie Ialine da lui composte su diversi argomenti. I u uomo che in età giovanile coll’ indefesso suo studio minacciava di lasciare addietro gran parte de più dotti uomini del suo tempo, non è a stupire che avesse non pochi nimici; fra quali però non so come il march Maffei conti l Aurispa morto nel 1460, quattro anni innanzi al pontificato di Paolo II, cioè prima che il Calderini fosse pubblico professore, e mentre ei non contava che al più 20 anni di età. Giorgio Merula scrisse impugnando i Comenti da lui pubblicati sopra Marziale (V. Diss. voss. t. 2, p. 69), a cui con non minore vivezza rispose Domizio. Grandi inimicizie egli ebbe ancor col Perotti, come vedremo. Ma Angiolo Poliziano fu quegli per avventura che più acremente il pungesse nelle sue Miscellanee, benchè scritte più anni dacchè Domizio era morto. In esse ei lo dipinge (Miscell. c. 9) come uomo di molto ingegno e di uguale studio, ma pronto per sostenere il gran nome, di cui godeva, a scrivere e a difendere qualunque cosa gli venisse in pensiero. Jacopo Antiquario ne fece un amichevol rimprovero al Poliziano (Polit. Epist. l. c.), il quale rispondendogli confessa che il Calderini era uomo di molto ingegno. E forse per compensare ciò che aveane scritto in biasimo, compose i due olestessa stampata, non si dà al Caldelino altra lode die di averne confrontati i codiri Ialini con un antichissimo greco. Ma non è cosa nuova che quando un autor più non vive, altri si faccia gloria delle fatiche da lui sostenute.