Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/421

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TERZO | (ìj"> Tal fu Piattino de’ Piatti, di cui ragiona coll’usata sua esattezza il ch. Sassi (Hist. typogr. mediol. p. 2(38, ec.). Egli nato di nobil famiglia in Milano, e per quindici anni allevato in corte del giovine Galeazzo Maria Sforza, di cui era paggio > ne incorse poscia lo sdegno per avergli importunamente richiesto non so qual beneficio j e per ordin di lui chiuso in prigione nel castello di Monza, dovette giacersi fra lo squallor della carcere per ben quindici mesi. Trattone finalmente l’anno i47°> rilirossi a Ferrara, ove dal duca Ercole fu amorevolmente accolto, ed egli vi diede pruove del suo valore in un solenne torneo, da cui tornò vincitore. Ivi egli si strinse in amicizia con Tito Vespasiano Strozza valoroso poeta da noi già mentovato, il quale gli scrisse alcune elegie lodandolo sommamente, perchè al valor guerriero congiungesse sì bene il poetico (Poem. p. 91, 92, 95$). Arrolatosi poscia prima nelle truppe del duca d’Urbino, poscia in quelle di Gian Jacopo Trivulzi, stette per più anni tra Tarmi; nel qual tempo'però non ommise di coltivare ancora le Muse, e ne diede più saggi in alcuni libri di Poesie latine da lui dati allora alle stampe. Egli sperava di ottenere poimezzo <lel Trivulzi e premj ed onori grandi da Carlo VIII re di Francia, a cui voloa detta noi nominato poc’anzi, e Leonardo Aloa dii Morello, maestro di »cuoia in V’irle, picciola terra nell» provincia di Pinerolo, di cui si Im stampata in Torino nel i5i 1 una lettera Clarinimo Iterai Joanni Phtlippo Solario ex Dominis Monasterolii, colla dola: Ex nostra Acadcmia Virlarnm, ec.