Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/433

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TERZO lG47 villanamente i loro avversarj. Ad esso si aggiunge un assai erudito trattato dello stesso Vitelli suri giorni, su i mesi e sugli anni de’ Romani da lui indirizzato al bresciano grammatico Pilade. Di lui abbiamo ancora un opuscolo indirizzato a Partenio Lacisio professore in Verona (V. Maffei, Ver. illustr. par. 2, p. 239, ec.), in cui esamina ciò che Niccolò Perotti avea scritto intorno al proemio sulla Storia naturale di Plinio; il qual opuscolo suol andare unito alle edizioni della Cornucopia dello stesso Perotti. Pare che fosse dal Vitelli composto in Padova; perciocchè dice che Partenio aveagli dato a leggere quel trattato nella precedente state in Venezia; e ch’egli avea preso tempo ad esaminarlo, quando fosse tornato a Padova; il che sembra indicarci ch’egli allora fosse ivi professore; ma non sappiamo in qual anno ciò accadesse. Apostolo Zeno aggiugne (Diss. voss. t 2, p. 64), non so su qual fondamento, ch’ei fu uno dell’Accademia romana, e avverte ancora (ib. p. 83) che un certo Paolo Romuleo reggiano l’an 1482 stampò in Venezia un’apologia del Merula contro il Vitelli da me non veduta. Forse queste contese determinarono il Vitelli a passarsene a Parigi; ma quanto tempo vi si trattenesse, fin quando vivesse, e se altro frutto ei lasciasse de’ suoi studj, non ne trovo menzione alcuna (a). (a) Anche la città di Lione ebbe un italiano professore di belle lettere, cioè Gellio Bernardino Marmitta parmigiano, che ivi trovandosi nel 1 p)1 pubblicò i suoi Comenti sulle Tragedie attribuite a Seneca,