Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/67

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TERZO 1 118 I sìa degno di lei, e sempre più la renda l’elice. Abbiamo ancora una lettera a lei scritta da Matteo Bosso canonico Regolare, in cui esortandola a sofferir con coraggio i mali che la travagliavano, ne loda insieme non solo il raro talento nel disputare, nel verseggiare, nello scrivere, ma ancora l'illibata verginità e l’innocenza de costumi (Epist famil. sec. ep ult. Battista Fregoso da noi mentovato altrove, che vivea a que’ medesimi tempi, mentre Cassandra non era ancora data a marito, l’annovera egli ancora tra le donne più illustri, e dice ch’ ella era rimirata come un prodigio; che scriveva elegantissimi versi latini, e dolcemente accompagnavali col suon della cetera; che in Padova avea ottenuta gran lode disputando in pubblico, e rispondendo a qualunque dotta quistione le venisse proposta; e aggiugne che avea pubblicato un libro intorno all’ordine delle scienze, il quale debb’esser perito (De dict, et faCt memorab. l. 8, c. 3,'. Alcuni affermano che nell'università di Padova ella tenesse pubblica scuola. Ma di ciò nulla abbiamo ne’ monumenti di quello Studio, e troviam solo che, come in più occasioni ella fu destinata a parlare pubblicamente, così fra le altre l’an 1487 recitò un’ orazione in occasion della laurea che ivi prese Bertuccio Lamberti canonico di Concordia suo parente (Facciol. Fasti Gymn. pat. pars 2, p. 16 \ Ed ella attendeva ivi in que’ tempi agli studj delle scienze, nei' quali sappiamo ch’ ella ebbe a suo maestro Gasparino Borro veneziano dell’Ordine dei’ Servi di Maria Vergine (Agostini. Scritt. venez. t. 2, p. 601).