Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 1, Classici italiani, 1824, X.djvu/139

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PRIMO | «j.*» Vasto suo cugino; e questi è a cui con più giusta ragione ci convien dare onorevol luogo tra mecenati della letteratura. Io non debbo qui riferirne le militari imprese, nelle quali egli ancora ottenne gran nome; ma debbo sol rappresentarlo qual egli fu verso de dotti. Il Giovio 2,el farne f elogio sembra sollevarsi sopra se stesso, e non aver parole che bastino a descriverne i pregi: Quonam honestissimo, così egli comincia (Elog. Viror, bello ill. p. 335), praecellentis et meritae laudis praeconio te ornare ri m, Alplionse Davale, idem mortalium formosissime, et fortissime Ducum, (¡ui cune tos scculi nostri triumphales Duces magnitudine animi et perpetuo immensae liberalitatis splendore superasti? Unde hoc unum tibi peculiare decus paucis concessum aut usurpatimi compararli y scilicet ut post devictos hostes humanitatis et pietatis fura tue ri, totius eie gantiae studia provehere, sublevare virtutem, ingenia fovere, et clementiae laude potiri, ncc obi ter (jucmquam, vel hostem, diu miserum esse pati condisceres Ma poichè il Giovio è scrittore i cui elogi si credon talvolta non troppo sinceri, veggiamo altre testimonianze che ancor più chiaramente ci mostrino il grande e liberale animo del marchese del Vasto, l’insaziabile sua avidità di esercitarsi negli studi ancor fra’l tumulto dell’armi. Luca Contile, che al principio del in.ji trovavasi alla corte di lui, mentre era governator di Milano, così ne scrive a’ 21 di gennaio del detto anno: Trovo nella Corte del gran Marchese del Vasto modestia et esemplarità di buona vita; nè ci si biastema,