Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 1, Classici italiani, 1824, X.djvu/155

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PRIMO 1 4 1 XLIII Potrebbe qui ancora aver luogo il co Lodovico fratello de due or mentovati; perciocchè ed egli e Barbara Pallavicina sua moglie, da cui egli e i suoi discendenti ebbero il feudo di Roccabianca, onorarono della lor protezione, e furono liberali de’ loro doni all’Aretino (V. Aretino, Lett. I. i, />. 78} l. 2, p. 248, 279; l. 3, p. 330, 357; l. 5, p. 234 l 6, p 35; Lett. all Aret. t. 1, p. 314)? seguendo il pregiudizio comune a’ grandi di quell età. E potrebbesi pur nominare l’altro loro fratello Annibale, in lode del quale, oltre un cattivo sonetto di Girolamo Casio (Epitafii, p. 18), abbiamo un bell elogio del Vida nel poc’anzi mentovato codice della sua Poetica, il quale, perchè manca nell’edizioni, non sarà, cred’io, discaro a chi legge, ch’io qui il riporti. Esso è al l 1, dopo il verso 397 dell’edizione Cominiana: At secus Annibali Rangonum e gente vetusta Evenit nam cum puer olim aceensus a more in M usarti m solimi co'cret sanctosque poetas, Hanc unam ob causam belli se vertit ad artes, Unde pedem mox non longum detentum in aevum Rettulit. Arma placent, Martisque ante omnia curae, Quamvis Pieridum irriguos accedere l’onles Interdum juvat, et sacris requiescere in antris. Nec fuit omnino vobis non utile Musae, Esset ut imbelles vates aliquando piosque, Qui justis ultro praesens defenderet armis. Quod si forte Leo, late qui praesidet orbi, Egregias iras Turcam convertat in hostem, Hic juvenis quantas strages, quae funera campis Externis dabit Ausonio late agmine septus! Quae quondam nostri vates facta inclyta fama Una omnes paribus studis aequare canendo Contendent. Nil non illo promittitur ense.