Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 1, Classici italiani, 1824, X.djvu/175

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PRiMO »Gl medesima (ib. p. 3). Molto ella dovette al Bembo, che recatosi verso il tempo medesimo a Padova, ove si trattenne poscia più anni, giovò non poco ad avvivare il fervor negli studi, e ad accrescer nuova fama a quelle scuole. Alcune delle sue Lettere famigliari ci mostrano qual fosse il zelo e la premura che per esse egli avea, all’occasione singolarmente che avendo un certo Giovanni Spagnuolo, che ivi leggeva filosofia con molto nome, chiesto accrescimento di stipendio, e non volendo i Riformatori accordarglielo, ei minacciava di andarsene altrove: Alla vostra lettera, scriv egli al Rannusio nell’ottobre del 1525 (Lett famigL t. 2, l. 3; Op. t 3, p. 118), per la qual mi date contezza che M. Marin Giorgio e M. Francesco Bragadino Riformatori dello Studio di Padova non voglion sentir per niente che si dia accrescimento di duecento fiorini allo Spagnuolo, non ho risposto prima, che già veggo che opera et oleum perit. Solo dirò or questo, che M. Marino ha voluto guastar questo bello ed onorato Studio, di cui egli è guardiano, e gli è molto ben venuto fatto il pensiero.... Siate sicuro che questo povero Studio quest’ anno quanto alle arti non arà quattro Scolari, oltra quelli del nostro dominio, che vi ci staranno mal loro grado, e sarà l ultimo di tutti gli Studi. Me ni lui interest; se non in quanto essendo io di cotesta patria mi duole veder le cose, che sono d’alcun momento all’ onor pubblico, andare per questa via molto lontano da quello che si dee desiderare e procacciare... Questi sono giudici di M. Marin Giorgio, che pare appunto che porti Tiradoschi, Voi X. n