Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 1, Classici italiani, 1824, X.djvu/342

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3a8 libro di Manuzio Pausa stampati nel i5j)o, e nell’opera già citata del Rocca, che venne in luce l’anno seguente, e nella prefazione al primo tomo del Catalogo de’ Codici orientali della biblioteca medesima pubblicato dagli Assemani. Questi scrittori medesimi ci hanno ivi data la serie de’ bibliotecarii e de' custodi di essa, e l’una e l'altra ci fa vedere quanto fosser solleciti i papi d’affìdarne la cura a dottissimi uomini. Tra’ primi dopo Giuliano da Volterra, da noi nominato altrove, troviamo eletto bibliotecario da Giulio II a' 17 di luglio del 1510 Tommaso Fedro Inghirami, e dopo la morte di lui avvenuta a' 5 di settembre del 1516 Filippo Beroaldo il giovane da Leon X. Due anni soli sopravvisse Filippo; e a lui fu surrogato nel settembre dcl 1518 Zenobio Acciaiuoli domenicano che finì di vivere ai’ 27 di luglio dell anno seguente. Girolamo Aleandro gli succedette nel giorno stesso, e durò in quella carica fino al 1538, in cui l Aleandro, fatto cardinale, depose l’impiego fin allor sostenuto, che fu conferito ad Agostino Steuco della Congregazione de’ Canonici regolari di S. Salvadore. Poichè egli finì di vivere nel 1548, Paolo III volle che in avvenire la carica di bibliotecario della Romana Chiesa fosse secondo l’antico costume propria di un cardinale; e il primo che ad essa prescelse, fu Marcello Cervini, a cui poi successivamente vennero appresso i cardinali Roberto de’ Nobili, Alfonso Caraffa, Marcantonio Amulio, Guglielmo Sirleto, Antonio Caraffa, Marcantonio Colonna e Cesare Baronio, della maggior parte de’ quali dovrem fare in questa Storia