Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 1, Classici italiani, 1824, X.djvu/382

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3tf8 Liimo pari in Italia (V. Foscarini, Lett. venez. p. 383) e vi si vedea fra le altre la famosa tavola Isiaca, che ora è nella real biblioteca di Torino. Il Bembo, quando da Padova passò in Roma, già cardinale, non seppe stare senza le sue medaglie ed altre antichità) e degna è d’esser letta su ciò la lettera ch’egli scrive a M. Flaminio Tomarozzo, perchè gliele mandi a Roma, dalla quale raccogliesi quanto grande ne fosse il numero e la sceltezza (Op. t. 3, p. 266). Una lettera scritta da Baldassar Castiglione ad Andrea Piperario in Roma nel 1523 ci mostra ch’egli ancora era assai avido di somiglianti acquisti (Castigl. Lettere, t. 1, p. 105). Annibal Caro, benchè non fosse molto agiato di beni di fortuna, non sapeva però metter freno alla sua passione nel raccoglier medaglie. Scrivendo a M. Giuseppe Giova a Lucca, che gliene avea mandate in dono parecchie, gli dice (Lettere. t. 2, lett. 129)): Venendo accompagnate (le vostre lettere) con un presente di medaglie (amor mio principale) e di tante in una volta, sappiate, che m hanno dato una contezza suprema. E oltrccche mi sieno state tutte carissime e preziose per l’ animo, con che me l avete donate, siate certo, che ancora quanto alla qualità di esse mi sono in maggior stima, che voi non pensate, perchè ce ne ho trovate assai buone, e alcune rarissime, tanto che il mio erario, il quale ebbe quasi il primo tesoro da voi, or ne divenuto si ricco, che comincia a competere con i più famosi degli altri antiquarii; e se la rimessa, che mi promettete di Lione, è tale, spero di superarli. Ed era egli in