Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 1, Classici italiani, 1824, X.djvu/384

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XXV. Raccoglimi! «li aliti* f lui!• in \ vBtnii» •I7O LIBRO XXV, Y eneziu, benché non avesse nel proprio .suo seno sepolte antichità greche e romane che invitassero i cittadini a scoprirle e a rimetterle in luce, vide nondimeno formarsi non pochi musei, tanto più ammirabili, quanto maggiore era la difficoltà e la spesa in far venir di lontano i monumenti. E il primo che ne formasse una pregevol raccolta, fu il cardinale Domenico Grimani, da noi mentovato in questo capo medesimo che grandissima copia di statue e di altre antichità d’ogni genere avendo adunate, e questa collezione essendo poi stata di molto accresciuta da Giovanni Grimani patriarca d’Aquileia, nipote di Domenico, amendue poscia ne fecero liberal dono alla Repubblica; e questi sono in gran parte que monumenti medesimi che ora adornano l’antisala della libreria di S. Marco, la descrizione de’ quali ci è stata data nel 1740 dagli eruditi cugini Zanetti (V. Foscarini Letter. venez. p. 373, ec., 382, ec.). L’esempio de Grimani, e quello del Bembo da noi nominato di sopra, fu quasi un segnale ch eccitò in moltissimi tra Veneziani un vivo entusiasmo nel far ricerca d’antiche medaglie e di altri simili monumenti. Il Sansovino ne annovera parecchi, cioè Lionardo Mocenigo, Francesco e Domenico Duodo, Battista Erizzo, Luigi Mocenigo, Simone Zeno, Giovanni Grilli, Francesco Bernardo, Gian Paolo Cornaro, Giacomo Gambacorta, Agostino Amadi, Monsig Soperchio, Giulio Calistano, Domenico delle due Regine, Rocco Diamantaro (Venezia, p. 372), a' quali il Foscarini aggiugne (Letter. venez. p. 386) Antonio