Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 1, Classici italiani, 1824, X.djvu/390

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376 LIBRO ftarlando di quelle piramidi, intorno a che si può leggere la non mai abbastanza lodata opera del Foscarijii (Lette rat.. venez. p. 377, ec.), il quale accenna ancora (ivi, p. 374) le iscrizioni della Spagna, che avea raccolte Lionardo Ottobuoni. Un codice di antiche iscrizioni romane raccolte da Antonio Belloni di Aquileia, segretario del car Domenico Grimani, avea presso di sè Apostolo Zeno (Letti. 1, p. 104) Giulio Bologni, figliuolo di quel Girolamo da noi mentovato nel tomo precedente, trascrisse nel 1517 tutte le lapide antiche di Verona, di Brescia, di Salò sulla Riviera bresciana, e di Bergamo, la qual Raccolta conservasi ancora in Trevigi presso il sig. Burchelati da noi altrove lodato (Mazzucch. Scritt. ital. t. 2, par. 3, p. 1489, nota 14). Grandissima quantità d’iscrizioni avea da tutte le provincie raccolta il Panvinio, e disponevasi a darne una compita e general collezione, come pruova il marchese Maffei (Ver. illustr. par. 2, p. 365, ec.), il quale crede probabile che delle fatiche di lui si giovasse poi in gran parte il Grutero. Sebastiano Maccio, nato in Castel Durante, essendosi aggirato per diverse città d’Italia verso la fine di questo secolo, per tenere or nell’una, or nell’altra pubbliche scuole, in ognuna di esse osservò diligentemente, e fedelmente copiò le antiche iscrizioni, e ne formò un codice (Erytraei Pinacoth. pars 1, p. 278), il quale però non credo che abbia mai veduta la luce. Lo stesso fece Giovanni Zarattino Castellini natio di Faenza, ch essendo circa il medesimo tempo vissuto lungamente in Roma, appena lasciava passar