Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 1, Classici italiani, 1824, X.djvu/530

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•r> I G LIBRO santità del Bellarmino non è l’oggetto di questa Storia e io debbo sol ricercare ciò che appartiene al pregio delle opere da lui date alla luce. Io lascerò che ognun ne consulti il luogo ed esatto catalogo che ce ne ha dato il co. Mazzucchelli, e, fra’l grandissimo numero di esse, di due sole parlerò brevemente, cioè delle Controversie e del libro degli Scrittori Ecclesiastici. E quanto alle Controversie, io non riferirò gli elogi che ne hanno fatto i migliori tra gli scrittori cattolici, e che si potrebbon creder dettati o dallo spirito di partito, o da un ardente zelo per la Religione. I sentimenti degli scrittori Protestanti sono in questo argomento un assai più autorevole pruova. Le Controversie del Bellarmino parvero loro la più possente macchina che mai si fosse contro di essi rivolta e crederono perciò di dover raddoppiare le difese e le forze, per rispingere un sì terribile assalto. Fino a ventidue scrittori Protestanti annovera il co Mazzucchelli, che presero a impugnare direttamente le Controversie del Bellarmino, oltre un numero assai maggiore di libri scritti contro alcuni particolari trattati; e così degli uni come degli altri potrebbe ancora accrescersi di molto la serie. Nè paghi di ciò, qualche cattedra fondarono essi, il cui professore dovesse di proposito confutare questo sì temuto scrittore (Bartoli, Vita, l. 1, c. 13). Le ingiurie e le villanie di cui alcuni il caricarono ne’loro scritti, sono esse pure argomento della disperazione a cui gli condusse. Altri però tra essi, più sinceramente parlando, riconobbero in lui il più valido difensore che fin allora avesse