Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 1, Classici italiani, 1824, X.djvu/531

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SECONDO 5i7 avuto la Chiesa, Vir erat, dice tra essi Riccardo Monlacuto (Praef. ad Apparat, sect 56), haud inficior, admirandae industriae, doctrinae, lectionis stupendae Bellarminus, qui, ut primis, ita solus immanem illam molem, et immensum chaos controversiarum stupenda ìngenii dra.trri felicitate, artificio singulari excoluit, in ordinem redegit confusum prius, accurata diligentia et multorum annorum studio eleganter expolivit; praeripuit ille palmam secuturis omnibus, et sibi desponsatam, vel destinatam cuicumque laudem abstulit. Nam ab illo qui tractant hodie controversias, ut ab Homero Poetae, sua omnia fere mutuantur. Ma più che il giudizio di un teologo, benchè Protestante, è degno d osservazione quello di uno de’ più ingegnosi insieme e de’ più liberi scrittori che mai sien vissuti, cioè del Bayle, il quale confessa (Dict. art. Bellarm.) che il Bellarmino è la miglior penna del suo tempo in genere di controversia, che non v ha Gesuita che più di lui abbia fatto onore al suo Ordine, che non v ha autore che abbia meglio di lui sostenuta la causa della Chiesa romana in generale, e quella in particolare di l papa, che i Protestanti V ha ri ben conosciuto, perciocchè per.40 o 50 anni non vi è stato teologo valoroso tra essi, che a soggetto delle sue Controversie non abbia scelto il Bellarmino. E veramente nelle opere del Bellarmino si ravvisa un uomo d’ingegno sommamente nitido e chiaro, nimico delle scolastiche sottigliezze, dotato di vastissima erudizione,forte e stringente nelle sue pruove, ma insiem modesto e lontano dall insultare i suoi avversarii. In vece di abusare