Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 1, Classici italiani, 1824, X.djvu/561

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SECONDO 547 Egli era della stessa famiglia che Tallio Pierpaolo Vergerio, da noi altrove lodato, ed era egli pure natio di Giustinopoli ossia di Capo d’Istria. Attese agli studi legali in Padova, ov ebbe ancora l onor della laurea. E fin d allora ei si mostrò non alieno dalle nuove eresie. Il Gerdesio riferisce una lettera scritta nel 1521 da Venezia da Martino Schenckio a Giorgio da Spalatro segretario, e allora ancor confessore dell’elettore sassone Federigo, da cui si raccoglie la brama che avea il Vergerio di passarsene a Vittemberga, ove l’eresia di Lutero già da qualche anno gittava le sue radici (Gerdes. Specimen Ital. reform. p. 8). Convien dire però, che o il Vergerio cambiasse allor sentimento, o occultasse per tal modo l’animo suo, che non si travedesse ciò ch’ei pensava. L’an 1522 fu in quella università professore dell’arte de’notari (Facciol. Fasti Gymn. patav. pars 3, p. 193). Si volse poscia a trattare le cause nel foro, e in Padova, ove poi ancora fu vicario del podestà, e in Venezia si acquistò nome di orator valente insieme e d’uomo di virtuosi costumi. Voi avete, scriveva il Bembo da Padova ad Angelo Gabrielli avvocatore in Venezia a’ 10 dicembre del 1526 Op. t 3, p. 107), Voi avete da pochi dì in qua avanti a voi molto spesso una gentile e costumata persona, et ornata oltre le leggi, che sua professione sono, dalle buone lettere e da un cortese e virtuoso animo, la quale io amo grandemente per queste cagioni, et sommamente vorrei poterle giovare.... Egli è Oratore, ed attende sopra tutto a piati del vostro Magistrato