Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 1, Classici italiani, 1824, X.djvu/601

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SECONDO 587 «lue prediche ili lingua italiana inserite nella Raccolta di diversi pubblicata dal Porcacchi in Venezia nel 1060. LI. Mentre questi e più altri valorosi interpreti si affaticavano nel rischiarare i sensi della sacra Scrittura, alcuni altri occupavansi in recarla nella volgar nostra lingua. Dopo le più antiche versioni del Malerbi e di altri men conosciuti, nel precedente tomo da noi rammentate, il primo che in questo secolo intraprese lo stesso lavoro, fu Antonio Brucioli fiorentino; delle cui diverse vicende per la congiura contro il cardinale Giulio de" Medici, in cui ebbe parte, della fuga che perciò dovette prendere ritirandosi in Francia, del ritornare ch’ei fece a Firenze, per esserne poi di nuovo cacciato per la sua maldicenza e pe’ sospetti di eresia in cui cadde fanno 1529, e del ritirarsi che indi fece a Venezia insieme co’ suoi fratelli di professione stampatori, veggasi il diligente ed esatto articolo datoci dal co Mazzucchelli (Scritt. ital. t. 2, par. 4, p. 2144)* In Venezia ei pubblicò la sua versione italiana della Bibbia, di cui la prima intera edizione fu nel 1542 dedicata al re di Francia Francesco I, da cui però non sembra che avesse alcun premio. Ecco, scriveva l’Aretino nel 1538 alla marchesa di Pescara (Lett. l. 2, p. 9), il mio compar Bri idolo intitola la Biblia al Re, che è pur Cristianissimo, et in cinque anni non ha avuto risposta. E forse che il libro non era ben tradotto, e ben legato? E forse il niun gradimento che quel sovrano, per altro sì splendido, mostrò del dono del Brucioli, nacque «bìlia