Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 2, Classici italiani, 1824, XI.djvu/476

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I 076 LIHRO V impedimento del suo ornatissimo grado. I quali elogi però dal Zava e dal Taegio rendettersi probabilmente più all’ eccelso grado in cui era il Claro in Milano, che al profondo sapere di cui egli fosse veramente fornito. Perciocchè ora, per vero dire, le opere di esso non sono in gran pregio presso gli eruditi e profondi giureconsulti, i quali non vi ravvisano che un pesante compilatore. Xll. Più altri giureconsulti si annoveran poscia dal Panciroli, de’ quali io sarò pago di far solo un cenno. Di Girolamo Albani bergamasco, poi cardinale (c. 182), di cui si hanno alle stampe alcune opere legali, oltre le teologiche, abbiam già detto nel primo capo di questo libro. Jacopo Mandelli, patrizio d’Alba nel Monferrato, fu professore di leggi in Piacenza, in Pisa e più lungamente in Pavia, ove ancora morì nel 1555 nel tempo ch egli era invitato a Ferrara collo stipendio di mille scudi (c. 1 ¿33). Di Niccolò Belloni natio di Casale nel Monferrato, che oltre alle scuole italiane fu anche professore in Valenza nel Delfinato e in Dola nelle Fiandre, e di Egidio Bossi milanese senatore nella sua patria, oltre ciò che raccontane il Panciroli (c. 186, 187), si posson vedere le più distinte notizie che ce ne dà il co Mazzucchelli (Scritt. ital. t 2, par. 2, p. 700; par. 3, p. 1849)- Furon celebri ancora a questi tempi Francesco Veggi e Giulio Salerno e CammiLlo Gallina, tutti di patria pavesi (c. 189), e Paolo Leoni e Antonio e Gasparo Orsati, tutti e tre padovani (c. 191). Ma assai più degli or nominati fu