Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 2, Classici italiani, 1824, XI.djvu/485

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SECONDO 1085 posson veder raccolti da1 due suddetti scrittori. Ei fu anche consolo dell’ Accademia fiorentina nel 155 7, perciocché non solo negli studii legali, ma anche in quelli dell’amena letteratura egli era eccellente, e ne son pruova e alcune poesie italiane e latine, e alcune orazioni ed altre opere di diversi argomenti da lui pubblicate. Ma la giurisprudenza formò la più seria e la più continua occupazion del Torelli. Oltre parecchie opere legali ch ei diede in luce, affaticossi singolarmente per lo spazio di ben dieci anni a fare una nuova e più esatta edizione delle Pandette, valendosi a tal fine del famoso codice prima pisano e poi fiorentino, altre volte da noi rammentato. Così quel pregevol tesoro ch era prima soltanto un ragguardevole ornamento di quella città e di quella corte, fu renduto pubblico a comune vantaggio. Questa magnifica edizione uscì in Firenze da’ torchi del Torrentino nel 1553 in tre gran tomi in folio. IVI a il Torelli, avendo a sè associato in quella fatica Francesco suo figlio, che con più altri egli ebbe da Lia Marcolini, a lui ne cedette la gloria, lasciando ch’ egli dedicasse quella grande opera al duca Cosimo. Di questo figliuol di Lelio, che fu egli pur auditore del duca e consolo dell’Accademia nel 1551, ma che morì immaturamente due anni innanzi al padre, si posson veder raccolte le notizie e le lodi ne’ sopraccitati Fasti dell’ Accademia (p. 103, ec.). XVI. Per la stessa ragione deesi qui rammentare con lode Francesco Bellincini nobile modenese, il quale, benchè in niuna università