Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 2, Classici italiani, 1824, XI.djvu/531

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SECONDO I 13 1 Tre lettere ancora si hanno dal Vettori a lui scritte, che sono pruova dall’alta stima in cui egli avea questo gran cardinale (Victor. Episti 194, ec.). XXVJJ. Pochi sono, e per lo più non molto famosi, i canonisti de quali parla il Panciroli. Niccolò Piccolomini e Francesco Cosci amendue sanesi sono i primi di questo secolo ch'egli ci offre (l. 3, c. 48). Amendue furon da prima professori nella loro patria, poscia il Piccolomini fu avvocato concistoriale, e fatto indi vescovo; e mandato nuncio in Ispagna, finì di vivere nel 1533 in età di soli 44 anni. Il Cosci da Siena passò a Pisa, e morì nel 1556, dopo aver pubblicati i Comenti sul Diritto canonico. Di Agostino Berò o Beroo bolognese, che per più anni interpretò i Canoni nell’università della sua patria, e più volumi di tal argomento diede in luce, oltre ciò che narrane il Panciroli (c. 49)» s> P11^ vedere l'articolo del co. Mazzucchelli (Scrit it. t 2, p. 1001, ec.) (a). Parecchie opere parimenti si • hanno alle stampe di Pietro Andrea Gammaro, detto dall1 Orlandi (/. citi p. 234) Gambari o Gambarini bolognese, e di Rocco Corti pavese, che fu poi senalor di Milano, delle quali e de’ loro autori ragiona in breve il medesimo Panciroli (c. 5o, 5i). Più lungamente si stende in parlare di Anton Francesco Dottori padovano (al.Più esatto ancora è l’articolo che ce ne ha dato il sig. co. Fantuzzi (Scria, boi. 1. 2, p. 96, ec.), presso cui si posson ancor vedere più copiose notizie de Paleotti da me nominati.