Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/128

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1260 LIBRO ma che per soverchia modestia nulla mai diede alla luce. Parlo di Ottavio Pantagato bresciano di patria. Io non ho veduta la Vita che ne pubblicò in Roma nel 1657 Giambattista Rufi; ma spero nondimeno di poterne parlare accertatamente, valendomi in particolar de1 monumenti che ne ha prodotti il dottissimo P. Lagomarsini (Pogian. Epist. t. 4 > p- 358). Era egli nato in Brescia a 16 di agosto del i4(j4> come raccogliesi dalla iscrizion sepolcrale riferita dal P. Giani (Ann. Serv. t. 2, p. 207), benchè ivi per errore leggasi fanno i5GG, invece del 1567. Questo scrittore afferma ch ei fu in Roma scolaro di Pomponio Leto. Ma questi morì, come a suo luogo si è detto, nel 1497, e non potè perciò avere a suo scolaro Ottavio fanciullo allora di tre anni. Il cambiamento però del cognome da esso fatto di Pacato, che tale era quello della famiglia, come narra il.Cardinal Federigo Borromeo (DeJttg. ostentai l. 1, c. 1), o Bogato, come si dice dal Rufi, in quel di Pantagato, ci persuade ch'egli o fosse scolaro di alcun de seguaci di Pomponio, o che si unisse in amicizia con quegli accademici. Entrato nell’Ordine dei' Servi di Maria, fu inviato agli studi in Parigi, come narra il medesimo P. Giani in ciò più degno di fede, e ivi ricevette la laurea teologica. Tornato in Italia, secondo il medesimo Giani, dal Cardinal Antonio del Monte fu chiamato a Roma, ove dal pontefice Leon X ebbe una cattedra nella Sapienza, e sull autorità di esso gli ha dato luogo tra’ professori di quello Studio il P. Caraffa (De Profess. Gymn. rom. t. 2, p. 449)- U Rufo, citato dal Padre