Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/133

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TF.RZO 12^5 benché fossero ornai liniti. Anche il Giraldi ci rappresenta il Pantagato come uom che fuggiva la pubblica luce: Inter eruditos quidem magnus ubique O atavi ti a, tu si quoti stilo abstinet, nec suas opes publica taberna venditat In fatti, trattene due lettere latine (Epist. cl Viror. Ven. 1568, p 122, 123), null altro se ne ha alle stampe. Il P. Lagomarsini dice ch’egli sapeva ove stavan nascoste alcune opere del Pantagato, e che volentieri pubblicate le avrebbe, se la troppo gelosa custodia de’ possessori non gliel avesse vietato (a). XXIX. Questo sì ardente studio degl’italiani nel disottcrrarc e nell’illustrare le antichità giovò (ii) Fu questo anche il secolo in cui cominciossi lo studio delle antichità etrusche, che a’ nostri tempi si è poi propagato cotanto. La scoperta l’atta nel 1444 del le famose Tavole eugubine, comperate poi nel 1456 dalla città di Gubbio, fu il primo stimolo a coltivarlo; e i primi a parlare di quella lingua furono, come osserva il (marchese. Maffei (Osserv. letter. t. 5, p. 343), Anino <la A iterbo e il Volterrano. Teseo Ambrogio ne stampò due alfabeti nella sua opera, di cui si dirà a suo luogo; e una Raccolta d Iscrizioni e d’Alfabeti etruschi avea pur fatta verso il i 58o il conte Gabriel Gabrieli da Gubbio (ivi). Ma niuno erasi ancora accinto a spiegar quelle Tavole, bernardino baldi fu il primo a tentarlo; e nel 1613 fu pubblicata in Augusta la sua, come ei 1‘intitola, Divinazione sopra una di quelle Tavole, e scrisse ancora un Trattato sull'asse o peso etrusco, che fu poi stampato solo nel 1708. Se il baldi non fu molto felice nei’ suoi tentativi, merita almeno la lode di averli fatti prima di ogni altro, e di avere insieme confessato modestamente che non lusingavasi già di aver colto nel vero, Intorno a queste due opere veggansi le riflessioni del ch. P. Affò (Vita del Baldi, p. 182, 192). t