Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/140

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I2C)a Lmno nel 1541 • In essa non prende a trattare che degl Insubri, de’quali', seguendo i più accreditati antichi scrittori, descrive le vicende e annovera le città da essi fondate, paragonando 1’antica colla moderna geografia. Dei’monumenti fa uso più frequente che l Merula, a cui per altro confessa di dover molto, come pure ad Andrea Alciati, di cui dice che fu il primo a disotterrare e pubblicare le antiche Iscrizion milanesi, come pure abbiamo altrove avvertito. A quest’ opera si congiunge una lettera da lui scritta al senatore Giambattista Speziano sopra l’antico castello detto da Cesare OceU lum y eh’ei vuole situato nell’Alpi Cozzie. L’Argelati accenna ancora qualche altra opera di questo dottissimo uomo, che non ha veduta la luce. Qui ancora appartiene l opuscolo di Antonio Massa da Gallese giureconsulto De origini et rebus Faliscorum, in cui all1 occa- j sione di trattar delle guerre da que’ popoli sostenute contro i Romani, tratta ancora, sulla scorta degli antichi più accreditati scrittori, de primi abitatori di quelle contrade. XXXII. Opera di somigliante argomento fu quella di Ottaviano Ferrari milanese, intitolata De Origine Romanorum pubblicata in Pavia nel 1588. Egli era nato in.Milano nel 1508, e per diciotto anni fu professore di filosofia morale e di politica nelle Scuole canobiane a quel tempo fondate (ib. p. 610) (a). L’Argelati (a) Un’orazione in lode di Ottaviano Ferrari, scritta da Francesco Ciceri, ha pubblicata e con annotazioni illustrata il ch. p. abate Casati (Cicereii Epist. ec. t. 2, p. 220, ec.), da cui molte altre notizie intorno alla vita e agli studi di esso si posson raccogliere.