Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/141

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TERZO 1293 dice cl»1 ci fu indi chiamato a Padova, e che per quattro anni vi fu lettore di logica. Gli storici di quell' università di lui non fanno menzione, e io dubito che l'Argelati abbia confusa Padova con Pavia, ove il Ferrari fu certamente, come ci mostra una lettera di Jacopo Bonfadio, che scrivendo a Ottaviano, gli dice (Bonfad. Lett. p. 117): Intesi ai dì passati per lettere di Messer Stefano Penello, come V. S. era in Pavia alla Lettura della Logica. In fatti nell Indice de’ Professori di quella Università, aggiunto al più volte mentovato Elenco, vedesi nominato il Ferrari all’ an 1548. Tornossene poi alla patria, ove coltivando tranquillamente i suoi studi, visse fino al 1586, in cui morì in età, dice l’Argelati, di sessantasei anni; epoche che non combinano coll’an 1508 in cui egli lo dice nato, nè io so in qual numero sia corso errore. Ei fu amicissimo di due de’ più colti scrittori di quel secolo, cioè di Paolo Manuzio e di Giulio Poggiano. Il Manuzio, in più lettere che scrive al Ferrari, parla del libro da questo composto, intitolato De. disciplina Encyclio, che è in somma una introduzione alla Filosofia d’Aristotele, stampata dal Manuzio nel 1560; e di questo libro ragiona sempre con grandissime lodi (Epist l. 5, ep. 3, 11, 12, 15; /. 1 o, ep. 11), e scrivendo a Francesco Ciceri nel 1570,;!Mihi, gli dice (l. 10, ep. 10), cum Ferrario triginta jam annos eoque amplius arctissima intercedit necessitudo; quo primum die mihi cognitus est, ingenium et futurae doctrinae principia prospexi; postea mores in consuetudine provavi: