Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/153

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TERZO i3o5 nell’Italia; ed essendo questa allora il teatro di guerra delle più potenti nazioni e de’ più grandi monarchi, la storia di essa perciò può considerarsi come storia di una gran parte dell Europa. Questi dovrebbon godere della fama di scrittori sicuri e degni di fede; perciocchè qual cosa potea loro mancare ad accertarsi con esattezza de’ fatti che doveano esporre? E nondimeno anche nel leggere le loro Storie ci conviene avanzarci con piede assai cauto, se non vogliamo ch’ esse ci traggan seco in errore. Oltre quell’ incertezza che spesso s incontra anche in quelle cose che quasi si hanno sott’ occhio, oltre quei’ falli ne’ quali sovente si cade per negligenza di ricerche, o per infelicità di memoria, lo spirito di partito regge talmente le penne di molti scrittori, e di que’ principalmente che non sono insensibili alle lusinghe dell’ oro, che o acciecati traveggono, o chiudon gli occhi per non vedere, o scrivono ciò che la passione, qualunque ella sia, lor persuade e consiglia. E il primo appunto tra gli storici di questo secolo, di cui ora entriamo a parlare, fu forse più di ogni altro accusato di aver la penna venale, e di lodare, o di biasimare a proporzione del premio che gli veniva promesso. Ognun vede ch io parlo del celebre Paolo Giovio, uomo certamente e colto e dotto al par d’ ogni altro, ma di non troppo onorevol fama tra gli scrittori di storia. Molti ragionan di lui, e sulle lor tracce ne ha scritta la Vita il P. Niceron (t. 25,p. 358), ma ella in molte cose è mancante, e io perciò procurerò di raccoglierne TinA.DOSCUi, Voi. XII. io