Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/155

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TERZO l3o7 olire più ni tri doni, di cui in varie occasioni gli fu liberale. Tutto ciò Benedetto Giovio (ad calc. l 2 Ilisi. Novo coi a.). Ma di alcune cose ci convien ricercare più attentamente. Quando ei passasse a Roma, niuno ne ha lasciata memoria. Ma benchè Benedetto affermi ch’ei fece (quel viaggio nel fior degli anni, non deesi però ciò intender per modo che Paolo non passasse una parte della sua gioventù in Como, in Padova, in Pavia e in Milano. Nella università di Padova fu scolaro del Pomponazzi, com egli stesso racconta (Elog. Viror. liter. ill. p. 44) edit. ven. 1546), e ivi ancor dice di aver udito, ed anche in Milano, Lodovico Celio Rodigino (ib. p. 70). In Pavia racconta di essere stato presente (ib. p. 4°) » quando Luigi XII onorò di sua presenza Giasone Maino, il che accadde, come altrove si è detto (t. 6, par. 1), nel 1507. In questa città, per soddisfare alle brame di suo fratello, prese la laurea in medicina, e cominciò ad esercitare quell’ arte in Como e in Milano j e poiché abbiamo udito da lui affermarsi che in questa seconda città udì il Rodigino, il quale, come si è poc’ anzi avvertito, fu colà chiamato nel 1516, convien dire che solo dopo quell anno passasse il Giovio a Roma. Ivi continuò dapprima per qualche tempo ad esercitare la stessa.arte perciocchè innanzi al libro de’ Pesci, stampato nel 1524, s intitola medico e il Calcagnini, in una lettera a Jacopo Zieft'ero, lo dice magni nominis Medicus (Op. p 101). In Roma egli si strinse in amicizia con tutti i leggiadri spiriti che la magnificenza