Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/180

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i33a libro Ivi egli si unì tosto in sincera amicizia con tanti uomini eruditi che vi si ritrovavano, e fu uno de’ principali accademici del/Accademia della Virtù, da noi ricordata a suo luogo, e a quella occasione dovette ei cominciare quella lezione ch egli medesimo accenna, dicendo che avea in essa preso a provare che le colonne erano state usate prima in Toscana, che in Grecia (ivi, p. 53). Ne primi mesi del 1542, lasciato il servigio del cardinal Trivulzi, da cui si duole di essere stato privato della dovuta mercede (ivi, p. 58, 70), passò in Milano a quello del marchese del Vasto, con cui l an 1545 andò alla Dieta in Vormazia (ivi, p. 116, ec.). Dopo la morte di quel gran mercante de’dotti, avvenuta nel febbraio del 1546, rimase al servigio della marchesa vedova e del marchese di Pescara di lei primogenito (p. 126) fino al marzo del 1548, in cui, congedatosi dalla marchesa, entrò al servigio di D. Ferrante Gonzaga governator di Mi lano. Nel 1549 accompagnò la moglie di D. F errante in un viaggio che fece nel regno di Napoli, ed io tengo copia di molte lettere inedite da lui scritte in tal occasione a D. Ferrante, i cui originali si conservano nel segreto archivio di Guastalla. Le Lettere stampate cel mostrano per ordine di D. Ferrante in Polonia nel i55o (alfine dell. 1), ma non sappiamo per qual commissione. Dopo tre anni e quattro mesi di servigio, per non so quale accusa che gli venne data, dalla quale sembra però ch’ ei si purgasse felicemente, lasciato il servigio di D. Ferrante, entrò nel 1552 nella corte