Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/21

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TERZO ‘l~3 Elysius (Scalig. Hypobolism. p. 112, i/ttì) (a). Il Zeno oppone, che se ciò fosse stato, l’Alberti e lo Scardeone, che fanno elogio del padre, avrebbon lodato non meno il figlio. Ma quanto all’Alberti, se egli nol nomina con Benedetto parlando de Padovani celebri per sapere, nol nomina pure, ove parla de’ celebri Veronesi; e quindi quella ragione stessa che si addurrà da altri a spiegare il silenzio dell Alberti tenuto in questo secondo luogo, addurrolla io pure a spiegare il silenzio tenuto nel primo. Allo Scardeone storico padovano io opporrò il Corte storico veronese che similmente non fa motto di Giulio Cesare j e chiedendo agli altri per qual motivo questi ne abbia taciuto, rivolgerò contro di essi la lor risposta adattandola allo Scardeone. Aggiugne il Zeno che anche Benedetto avrebbe dovuto dar qualche cenno di un figlio che cominciava già ad aver qualche nome. Ma possiam noi sapere che Benedetto non avesse forse qualche motivo di esser mal soddisfatto del figlio, e che perciò invece d’indirizzare a lui l opera, la indirizzasse a quel ]l alila ss are Bordone Cirurgico suo nipote? Finalmente sembra che il Zeno adotti ciò che afferma Giuseppe figlio di Cesare, cioè che questi non mai pose piede in Padova, e crede probabile ch ei ricevesse la laurea o in Ferrara o in Bologna. Ma tra i professori ch egli stesso dice esser stati uditi da ('*) Questo Poemetto di Giulio Cesare Bordone, detto poscin Scaligero, è stato pubblicalo dal ch. sig. abate Doiueuico Ferri (Raccolta ferrar, d Opuse, t. 5, p. ao3).