Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/22

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11-4 LIBRO Giulio Cesare, e da lui medesimo nominati tra’ suoi maestri, veggiamo il calabrese Zamarra, il quale nè in Ferrara, nè in Bologna, ma solo in Padova tenne scuola. A me par dunque che non molto forti sien le ragioni per cui lo Scaligero provasi di patria veronese; e che i fondamenti di crederlo padovano, e quindi figlio del I’ autore dell Isolario, siano di molto peso; e perciò confesso che a questa seconda opinione io propendo assai più che alla prima. Or dopo questa non breve, ma forse non inutile digressione, tornando a Benedetto, questi, per testimonianza di Leandro Alberti, fu astrologo e geografico e miniatore eccellente. Gli scrittori padovani, e singolarmente il sig. Giovanbattista Rossetti (Descriz. delle Pitture, ec. di Pad. p. j 18, ed. Pad. 1776), affermano che alcuni codici da lui miniati si conservano presso i monaci di Santa Giustina, e fra essi un Evangelario e un Epistolario, e ch egli nel suo dipingere si accosta molto alla maniera di Andrea Mantegna. Fin dal 1 /p)4 avea egli pubblicati in Venezia alcuni Dialoghi di Luciano, già da altri tradotti, ma da lui corretti, e per la prima volta dati alla luce (Zeno, l. c). Egli inoltre, secondo l Alberti, fece un’esatta descrizion dell'Italia, la qual però non trovo che sia stata stampata. Maggior fama gli ottenne il suo Isolario, in cui non solo ci dà i nomi di tutte l isole del mondo, aggiungendone la descrizione in tavole scolpite in legno, ma narra ancora le proprietà di ciascheduna, i costumi degli abitanti, le tradizioni dell’antica mitologia, che ad esse appartengono, e potè perciò