Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/240

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l3c)3 libro Lucio Olimpio e Marco Celio di lui figliuoli, e Flavio Antonio di lui fratello, tutti assai eleganti coltivatori dell’ umana letteratura. Morto dal duca nelle rappresentazioni teatrali. In questo ducale archivio si conservano alcune lettere del Giraldi al duca su tale argomento. In una de’ 24 Ottobre del 1549 gli scrive che ha udito, che il duca vorrebbe che si rappresentasse una sua favola teatrale, e che non ostante la strettezza del tempo si sforzerà di ubbidirgli. Quindi a’ 29 dello stesso mese gli scrive: già la favola è a tal temine, che fra otto o dieci giorni al più si potrebbe acconciamente rappresentare; et tr i le altre ho scelta gli Antivaio me ni, che è quella che si rappresentò nelle Nozze di Madama la Principessa Vanno passalo, per parermi varia, et grave, et dilettevole; et perché vi desiderò in alcune parti V. E. qualche cosa, mi sono anche sforzato di ridurla a quel miglior termine, che ho potuto, perché più le soddisfaccia che sia possibile. In un’altra finalmente de’2 di novembre gli scrive che ogni cosa già è in pronto. Sulla fine del iS'Iq fu inviato a Venezia per affari del suo sovrano, come ci mostra una lettera di colà da lui scritta a’ 9 di dicembre. Un'altra lettera ivi pur si conserva da lui diretta al duca Alfonso II a’ 18 di giugno del 1561, in cui caldamente chiede soccorso a sè, a quattro suoi figli e a una figlia rovinati dalla gragnola caduta allo spedal del Bondeno. Seguiron poscia le sinistre vicende, per cui il Giraldi, come si è detto, passò all’università di Mondo vi; ma non perciò pose in dimenticanza il natural suo sovrano; e ne è pruova una lettera che egli di colà gli scrive agli 8 di dicembre del 1565, in cui gli manda la seconda parte de’ suoi Ecatommiti. Alcune altre lettere originali del Giraldi tengo io pure scritte da Mondovì a Francesco Bolognetti autor del Costante, che ci offron alcune particolari circostanze della vita di esso. In una, che gli scrive a’2 di settembre ilei i5(3à, dice di voler continuare a finire il suo Ercole, poema, di cui già avea pubblicati ventisei canti; se non per altro, almeno in