Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/241

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TERZO 13j)3 il duca Ercole nel i.'kh), continuò per qualche tempo nel medesimo impiego sotto Alfonso II7 quando una lite da qualche tempo memoria dell Eccellentissimo Signor mio di fel. mem. (il duca Ercole II), et a confusione di chi tanto mi doveva, et mi ha fatto il palese oltraggio, che ha manifestato, a che rischio si pone, chi si dà ad allogar gran lene fido in vile et ingrato animo, se tanto mi potrò schernire dai’ dolori delle gotte, che mi affliggono il corpo, et dagli acuti stimoli delle cure che mi traggono l’animo, che ritorni a porvi mano. Da un’altra, scritta a 10 di dicembre dello stesso anno, raccogliesi che fin d'allora gli autori non eran comunemente molto felici ne’ contratti per la stampa delle loro opere; perciocchè egli, dopo aver detto in altra lettera che non avea voluto stampare a sue spese gli Ecatommiti, ma che sperava di averne almen dieci copie, ora gli scrive: A me è stato bisogno comperarne XX, i quali mi sono costati mezzo scudo l uno, se ne ho voluto offrire a questi S gnnri. Sono hora intorno alle historie mie, le quali saranno latine et volgari. In un'altra de’2 di marzo del 15(>(3 accenna un viaggio che pensava di fare in Lombardia, e descrive il poco felice suo stato: Qui siamo con pochi scolari, perché voi ce ne havete levata una. buona parte et la migliore, Io mi vo comportando quanto meglio posso sotto questo Cielo non molto amico alla natura et alla età mia, et sto carico di molte cure, fra le quali mi è acerbissima questa della figliuola mia per haverla impiegata in M. Matteo (di cognome Castelli, come raccogliesi! da altra lettera) scoglio, nel quale han fatto naufragio tutte le m e contentezze, per non curare costui nè sè, nè la moglie, nè utile, nè honore, ec. Io ho ancor più lettere originali di l'Invio fratello di Gì ani bali sta al medesimo Bolognetti, e dà una di esse, scritta da Ferrara a 14 di giugno del 1568, ricaviamo che quando Giambattista in quell'anno partì da Torino, pensò di potersi fissare in Genova. Egli, dice Flavio Antonio di suo 1 rate Ho, per quanto mi scrive, a, quest’ora dev essere